Antinvecchiamento

Livelli di DHA nel sangue e salute cognitiva in età avanzata: le evidenze scientifiche

Gli Omega 3, noti alleati della salute cerebrale, potrebbero aiutare anche a proteggerci dalle demenze. Lo suggeriscono i dati raccolti in anni di ricerche, secondo cui l'assunzione, in particolare, di DHA – uno degli Omega 3 di cui è ricco il pesce – potrebbe essere una strategia per prevenire o ritardare la comparsa dell'Alzheimer.

Avere quantità elevate di DHA (acido docosaesaenoico) nel sangue può proteggere dall'Alzheimer. La notizia arriva dalle pagine della rivista scientifica Nutrients, dove un gruppo di ricercatori coordinato da William S. Harris, esperto del Fatty Acid Research Institute (FARI) e della Sanford School of Medicine di Sioux Falls (USA), ha pubblicato i risultati di uno studio sulla relazione tra il rischio di questa diffusa forma di demenza e la disponibilità di questo grasso Omega 3.

Secondo i dati raccolti da Harris e collaboratori, aumentare l'assunzione di questo acido grasso Omega 3 potrebbe essere particolarmente utile per chi è portatore del gene APOE-ε4, di per sé più a rischio di sviluppare l'Alzheimer.

Alzheimer, alimentazione e DHA: il legame

Secondo Airalzh (l'Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus), l'Italia occupa l'ottava posizione nella classifica dei Paesi con il maggior numero di persone con demenza. Le stime parlano di 1,4 milioni di malati, fra i quali ben 600 mila sono alle prese con l'Alzheimer.

Purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare in tutto il mondo: in base alle stime, entro il 2050 1 persona su 85 conviverà con questa patologia neurodegenerativa. Ma, fortunatamente, esistono delle strategie per ridurre il rischio di svilupparla.

Anche l'alimentazione può dare il suo contributo. La sua capacità di influenzare in modo significativo la salute del cervello è nota. Già nel 2015 una ricerca pubblicata su Neurology da un gruppo di ricercatori della Columbia University di New York, negli Stati Uniti, aveva evidenziato i benefici di una dieta a stampo mediterraneo; negli anziani, un'alimentazione di questo tipo potrebbe aiutare ad ostacolare l'atrofia cerebrale e l'invecchiamento cognitivo, arrivando a mantenere il cervello come fosse 5 anni più giovane.

La dieta alleata del cervello studiata dai ricercatori della Columbia University era povera di carne e ricca di frutta, verdura, legumi e pesce. Quest'ultimo è una fonte di DHA, un Omega 3 abbondante nel sistema nervoso centrale che secondo diverse ricerche può migliorare diversi parametri alterati dall'Alzheimer, come la formazione degli aggregati che compromettono il funzionamento dei neuroni, il metabolismo cerebrale del glucosio e l'infiammazione delle cellule nervose.

In particolare, uno studio pubblicato nel 2006 su Archives of Neurology aveva associato i livelli di DHA nel plasma alla riduzione del rischio di demenza per qualsiasi causa. I suoi autori avevano stimato che, in media, assumere 180 mg di DHA al giorno o consumare 3 porzioni di pesce alla settimana può ridurre del 47% il rischio di demenza rispetto a quello corso dalle persone con bassi livelli di DHA nel plasma.

Inoltre, altri studi hanno dimostrato l'esistenza di un'associazione tra i livelli di DHA nei globuli rossi (un parametro che riflette meglio l'assunzione a lungo termine di DHA rispetto ai suoi livelli nel plasma) e performance cognitive e volume del cervello.

I dati pubblicati su Nutrients

Nella ricerca pubblicata su Nutrients, Harris e collaboratori hanno diviso i 1.490 individui coinvolti nel loro studio (uomini e donne di età pari o superiore a 65 anni, nessuno dei quali aveva ancora ricevuto una diagnosi di demenza) in cinque gruppi in base ai livelli di DHA nei loro globuli rossi. La salute dei partecipanti è stata monitorata per una media di 7,2 anni, durante i quali sono stati condotti anche test neurocognitivi.

Dai dati raccolti è emerso che:

  • quando il DHA nei globuli rossi supera il 6,1% il rischio di Alzheimer è ridotto del 49% rispetto a quando il DHA nei globuli rossi è inferiore al 3,8%;
  • passare da una concentrazione di DHA inferiore al 3,8% a una concentrazione superiore al 6,1% potrebbe ritardare la comparsa dell'Alzheimer di 4,7 anni;
  • l'associazione tra livelli di DHA nei globuli rossi e rischio di demenza è maggiore in chi già corre un maggior rischio di sviluppare l'Alzheimer perché è portatore del gene APOE-ε4.

«I nostri risultati», hanno concluso i ricercatori, «suggeriscono che un aumento dell'assunzione di DHA potrebbe essere una strategia sicura ed economicamente vantaggiosa per prevenire la malattia di Alzheimer in specifiche popolazioni».

Un'ulteriore prova del fatto che fra queste popolazioni sarebbe inclusa proprio quella dei portatori del gene APOE-ε4 è arrivata un paio di anni dopo, nel 2024, quando un gruppo di ricercatori guidato da Lynne H. Shinto dell'Oregon Health & Science University di Portland (USA) ha pubblicato su JAMA Network Open i risultati dell'analisi di risonanze magnetiche cerebrali di anziani con lesioni nella materia bianca cerebrale che avevano assunto un olio di pesce ricco di Omega 3 DHA ed EPA (acido eicosapentaenoico) o un placebo.

L'olio di pesce è stato associato a una forte riduzione del danneggiamento delle cellule cerebrali dei portatori di APOE-ε4 già dopo un anno di assunzione.

Omega 3, declino cognitivo e stabilità emotiva nella terza età

In caso di declino cognitivo lieve, gli integratori di DHA sono stati associati alla conservazione del volume dell'ippocampo e delle funzioni mnemoniche. Ma tornando agli individui sani, gli anziani con livelli elevati di Omega 3 nel sangue hanno mostrato di avere una migliore memoria e di saper elaborare più rapidamente le informazioni.

Secondo i dati disponibili nella letteratura scientifica, l'assunzione di dosi adeguate di Omega 3 potrebbe ridurre del 20% circa il rischio di demenze e declino cognitivo, con un effetto dose-dipendente: ogni 100 mg di EPA e DHA assunti in più al giorno il rischio di declino cognitivo diminuirebbe di una quota compresa tra l'8% e il 9,9%.

Inoltre, avere a disposizione alti livelli di Omega 3 sembra essere utile anche a livello psicologico, con effetti positivi non solo sulla memoria ma anche sulla stabilità emotiva. Anche la depressione senile, spesso sottovalutata, potrebbe trarre beneficio da un adeguato apporto di Omega 3, che sembrano aiutare a combattere i processi infiammatori associati.

Longevità cerebrale: i meccanismi anti-aging degli Omega 3

I meccanismi anti-aging degli Omega 3 vengono spesso ricondotti a queste loro proprietà antinfiammatorie. Per esempio, sembra che la depressione senile possa essere gestita anche attraverso un adeguato apporto di Omega 3 proprio attraverso la loro azione di contrasto all'infiammazione.

Vale però la pena ricordare che il cervello è un organo particolarmente ricco di grassi e che il 35% dei grassi che si trovano al suo interno sono Omega 3; di questi ultimi, più del 90% corrisponde a DHA, che è particolarmente abbondante nella parte del cervello responsabile dell'elaborazione delle informazioni (la materia grigia).

Il DHA è un componente fondamentale della membrana dei neuroni, di cui determina la struttura, rendendola funzionale a una migliore trasmissione dell'impulso nervoso. Inoltre, gli Omega 3 aumentano il rilascio dei neurotrasmettitori e sono associati a importanti effetti neuroprotettivi:

  • la prevenzione dei danni cellulari dovuti allo stress ossidativo;
  • la regolazione dei segnali che portano alla morte cellulare programmata, inibendola.

Per quanto riguarda i benefici specifici dell'EPA, dati presenti nella letteratura scientifica suggeriscono che potrebbe migliorare la memoria modulando i livelli di acetilcolina (neurotrasmettitore che diminuisce in presenza di Alzheimer) e normalizzando l'espressione del Nerve Growth Factor (NGF, un altro fattore alterato in caso di Alzheimer).

Infine, sembra che gli Omega 3 possano ridurre anche i livelli della proteina beta-amiloide che, accumulandosi nel cervello, causa l'Alzheimer. Studi in vitro suggeriscono che il DHA aiuti i macrofagi, globuli bianchi che lavorano come “spazzini”, a eliminare la beta-amiloide e inibire la morte delle cellule causata dal suo accumulo.

Come aumentare l'assunzione degli Omega 3 EPA e DHA

Nel cibo gli Omega 3 possono essere presenti in forma di DHA, di EPA o del loro precursore, l'acido alfa-linolenico (ALA).

Purtroppo la capacità dell'organismo umano di sintetizzare EPA e DHA a partire dall'ALA è scarsa; per questo il modo migliore per aumentarne l'assunzione è arricchire la propria alimentazione di alimenti che abbondano di questi Omega 3, come salmone, sarde e sardine.

In caso di aumentato fabbisogno – come negli individui portatori del gene APOE-ε4, in cui i livelli di DHA sono inferiori rispetto alla media – può essere utile ricorrere all'uso degli integratori alimentari, ancor più alla luce del fatto che l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) autorizza l'uso del claim secondo cui «il DHA contribuisce al normale funzionamento del cervello».

Attenzione, però: l'EFSA sottolinea che per esercitare i suoi benefici sul cervello il DHA deve essere assunto in dosi pari ad almeno 250 mg al giorno, ma le ricerche sulla longevità cerebrale puntano su dosaggi più elevati, suggerendo che la massima efficacia per la funzione cognitiva generale si ottenga assumendo dosaggi compresi tra 1000 e 2500 mg al giorno.

In particolare:

  • per la memoria a breve termine e le funzioni visuo-spaziali, è suggerito di superare i 1000 mg al giorno;
  • per le capacità cognitive globali, si osserva un picco di efficacia intorno ai 1500 mg/die;
  • la memoria episodica (la memoria a lungo termine che permette di ricordare “cosa”, “dove” e “quando”) aumenta solo a dosi elevate.

Infine, bisogna ricordare che i benefici degli Omega 3 per le capacità cognitive possono essere influenzati dalla disponibilità di altri nutrienti, come le vitamine del gruppo B.


Riferimenti bibliografici

Deshmukh GV et al. The Role of Omega-3 Fatty Acid Supplementation in Slowing Cognitive Decline Among Elderly Patients With Alzheimer's Disease: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Cureus. 2024 Nov 10;16(11):e73390. doi: 10.7759/cureus.73390

Dighriri IM et al. Effects of Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acids on Brain Functions: A Systematic Review. Cureus. 2022 Oct 9;14(10):e30091. doi: 10.7759/cureus.30091

Sala-Vila A et al. Red Blood Cell DHA Is Inversely Associated with Risk of Incident Alzheimer's Disease and All-Cause Dementia: Framingham Offspring Study. Nutrients. 2022. June 9;14(12): 2408. doi: 10.3390/nu14122408

Airalzh. I numeri. https://cutt.ly/ZJ3fQaV. 23/07/2026

Schaefer EJ et al. Plasma phosphatidylcholine docosahexaenoic acid content and risk of dementia and Alzheimer disease: the Framingham Heart Study. Arch Neurol. 2006 Nov;63(11):1545-50. doi: 10.1001/archneur.63.11.1545

European Commission. Food and Feed Information Portal Database. Ultima visualizzazione: 24/07/2026

Jernerén F et al. Homocysteine Status Modifies the Treatment Effect of Omega-3 Fatty Acids on Cognition in a Randomized Clinical Trial in Mild to Moderate Alzheimer's Disease: The OmegAD Study. J Alzheimers Dis. 2019;69(1):189-197. doi: 10.3233/JAD-181148

Loong S et al. Omega-3 Fatty Acids, Cognition, and Brain Volume in Older Adults. Brain Sci. 2023 Sep 2;13(9):1278. doi: 10.3390/brainsci13091278

Shahinfar H et al. A systematic review and dose response meta analysis of Omega 3 supplementation on cognitive function. Sci Rep. 2025 Aug 20;15(1):30610. doi: 10.1038/s41598-025-16129-8

Wei BZ et al. The Relationship of Omega-3 Fatty Acids with Dementia and Cognitive Decline: Evidence from Prospective Cohort Studies of Supplementation, Dietary Intake, and Blood Markers. Am J Clin Nutr. 2023 Jun;117(6):1096-1109. doi: 10.1016/j.ajcnut.2023.04.001

Welty FK. Omega-3 fatty acids and cognitive function. Curr Opin Lipidol. 2023 Feb 1;34(1):12-21. doi: 10.1097/MOL.0000000000000862